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19 febbraio 2013

Look beyond the surface

I nostri occhi sono un potentissimo strumento di comunicazione.

Quando guardiamo negli occhi qualcuno per 1,5 secondi, stabiliamo quello che viene definito ContattoOculare, cioè l’incipit di qualsiasi rapporto interpersonale.

Il contatto oculare è come uno scontro diretto che tra sconosciuti non dovrebbe prolungarsi per più di 2 secondi e che in situazione amicali o di rapporti lavorativi consolidati raggiunge i 4 secondi.

Lo sguardo svolge la funzione di regolare il flusso comunicativo e di stabilire i turni di dialogo; quando si finisce di enunciare un messaggio e si attende il feedback dell’interlocutore, è proprio lo sguardo a dare un rinforzo all’interruzione per dare segnale che si sta cedendo il turno di parola.

Alcuni studi dimostrano che si tende a credere ed avere più fiducia nelle persone che hanno occhi grandi e luminosi, reputate più sincere per la loro conformazione fisica. Questo perché nell’immaginario collettivo ha ancora molta forza la metafora degli occhi come lo specchio dell’anima. Seguendo questa metafora più

grande è lo specchio più l’anima dovrebbe essere visibile e priva di zone d’ombra.

Nella comunicazione interpersonale formale ci si chiede spesso: Come faccio a guardare il mio interlocutore in viso? Dove devo dirigere lo sguardo? E quanto a lungo è lecito guardare?

Di regola, nel mondo occidentale, nei contesti di formalità chi osserva il viso dell’interlocutore e punta a, fronte, occhi e naso attua quello che per convenzione viene chiamato, Sguardo Formale. Nei contesti più amichevoli ci si concentra invece su bocca e mento mettendo in pratica il cosiddetto Sguardo Informale.

La velocità e la superficialità su cui è impostato il nostro sistema sociale ci impongono di guardare velocemente gli input presenti nell’ambiente esterno in cui viviamo. Per questo motivo spesso ci fermiamo ai cosiddetti elementi statici, quegli elementi di comunicazione non verbale come l’abbigliamento, il volto, e l’aspetto fisico che, ci trasmettono delle informazioni dettate dal contesto e dalla nostra cultura.

Ma per capire e comunicare meglio con i nostri interlocutori basterebbe soffermarsi qualche secondo in più e guardare oltre la superficie, notare cioè i cosiddetti elementi dinamici della comunicazione non verbale tra cui anche i movimenti degli occhi e la direzione dello sguardo.

Proprio la direzione e l’orientamento dello sguardo, possono dirci moltissime cose del nostro interlocutore che non riguardano “l’anima” bensi, quelli che sono i sistemi di decodifica che egli utilizza per interpretare la realtà circostante, quelli che Richard Bandler e John Grinder hanno chiamato: i Sistemi Rappresentazionali.  Ma questo è un piatto ricco per il prossimo numero.

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